| E M I G R A C I O N I T A L I A N A | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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Dai primi anni dell'unificazione nazionale le
migrazioni verso l'estero rappresentarono, per un lungo periodo, un fenomeno
caratteristico dell'evoluzione demografica, economica e sociale del regno |
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GEOGRAFIA DELL'EMIGRAZIONE. Il flusso migratorio riprese nuovamente
vigore dopo la seconda guerra mondiale, con una intensità che si
mantenne costante fino alla metà degli anni
sessanta. In quest'ultima
fase il fenomeno, pur non raggiungendo i livelli dell'inizio del secolo,
ebbe comunque una consistenza ancora relativamente forte. L'emigrazione
non riguardò contemporaneamente e in eguale misura tutti i territori
dello stato italiano, ma nel corso del tempo furono diverse le aree di
provenienza e l'entità dei flussi. Da un punto di vista temporale
furono le regioni del nord le prime a essere interessate dal fenomeno,
in quanto, essendo le zone economicamente più ricche, furono le
prime a risentire degli squilibri legati allo sviluppo industriale mentre,
con riferimento alle sue dimensioni, fu dai territori del nordest (Triveneto
ed Emilia-Romagna) e da quelli del mezzogiorno (comprese le isole) che
si mossero i flussi più consistenti di popolazione. Il ritardo
dell'emigrazione meridionale rispetto a quella del nord derivò
probabilmente da un coinvolgimento più graduale nei processi oltre
che da una generale minor disponibilità di fondi indispensabili
per affrontare i lunghi e costosi viaggi. Verso la fine dell'Ottocento
l'esodo di massa dal sud subiva l'effetto congiunto di due fattori: la
formazione di una nuova domanda di manodopera specializzata negli Stati
uniti, che agì come fattore di richiamo, e la ristrutturazione
dei trasporti marittimi prima a Napoli e, in un secondo tempo, a Palermo
che, con l'introduzione della navigazione a vapore, portò una notevole
riduzione dei tempi e dei costi dei viaggi. Per quanto riguarda le destinazioni
delle correnti migratorie, fra il 1876 e il 1885 la meta principale fu
l'Europa centrale (circa il 64% del totale degli espatri). I paesi di
maggiore attrazione furono la Francia, la Svizzera e, in minor misura,
l'Austria-Ungheria e la Germania. Dal 1885 fino agli anni seguenti la
prima guerra mondiale assunsero un peso maggiore le destinazioni transoceaniche,
rappresentate soprattutto da Brasile, Argentina e Stati uniti. Negli anni
immediatamente successivi alla prima guerra mondiale l'emigrazione continentale
(prevalentemente diretta verso la Francia) tese nuovamente a superare
quella transoceanica, anche perché, come s'è detto, quest'ultima
risentì dell'effetto delle leggi restrittive emanate da alcuni
paesi di immigrazione (in particolar modo dagli Stati uniti). Tra la fine
del secondo conflitto mondiale e la prima metà degli anni cinquanta
i flussi si diressero in misura quasi analoga verso i paesi europei (prima
di tutto la Germania occidentale) e verso le nazioni extraeuropee (in
particolare l'Australia), per poi orientarsi negli anni seguenti prevalentemente
verso il mercato di lavoro europeo. |
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Emigrazione italiana per regione 1876-1900, 1901-1915 |
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Fonte: Rielaborazione dati Istat in Gianfausto Rosoli, Un secolo di emigrazione italiana 1876-1976,Roma, Cser, 1978. |
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Principali paesi di emigrazione italiana 1876-1976 |
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